- 1) Schiena.
Siamo NATI NELLA CONDIVISIONE e saremo in grado di realizzarla solo quando capiremo che... "Ogni potere è debole, a meno che non sia unito" Jean de La Fontaine
notaresco nel cuore del... web!
venerdì 10 giugno 2011
Er ministro novo (Trilussa)
mercoledì 25 maggio 2011
L´ALTRACITTÁ E... SEMPRE LA STESSA UVA!
La domanda che mi faccio é: quali valori erano stati considerati da questa lista civica?
Il DIALOGO?
Se cosí fosse stato sarebbero andati tutti coesi da una parte in virtú di un dialogo chiaro, preciso, costruttivo, leale, sincero, onesto;
la TRASPARENZA?
Se cosí fosse stato non ci sarebbero stati momenti di confusione e di spaccatura all'interno della lista, tanto da votare (10 vs 6) per una terza soluzione. Probabilmente anche chi ne faceva parte, da mesi, non aveva compreso molto bene, in maniera trasparente, cosa si stava condividendo;
la LEGALITÁ?
Non mi sembra sia un valore, piuttosto uno standard necessario a cui attenersi da parte di chi fa politica! Se i componenti della lista Altracittá conoscono qualche altra lista che parte da un presupposto di illegalitá, lo si dimostri e la si denunci immediatamente. Gliene saremmo tutti grati.
L'EFFICIENZA?
Non mi sembra che siano riusciti ad essere efficienti e nemmeno efficaci!
Ma se qualcuno pensa di aver "messo in banca" il risultato...
Ecco la loro dichiarazione ufficiale:
giovedì 10 febbraio 2011
FORTUNA O SFORTUNA?
Rimettere al centro vuol dire che il "bello" o il "brutto" dipende da chi osserva.
In questo caso, “Sfortuna, fortuna, e chi può dirlo!”?
Ecco la storia:
C’era una volta in un lontano paesetto un povero contadino che traeva di che vivere da un campicello che lavorava assieme alla moglie e al figlio e con l’aiuto di un cavallo.
Un giorno il recinto venne lasciato inavvertitamente aperto e il cavallo fuggì.
I vicini, appresa la notizia, esclamarono: “Poveretto, che sfortuna, e adesso come farai a lavorare?”.
Il contadino rispose: “Sfortuna, fortuna, e chi può dirlo!”
I vicini restarono perplessi nel sentire quella strana risposta.
Dopo qualche settimana il cavallo che era scappato tornò portandosi dietro una mandria di cavalli selvaggi che furono rinchiusi nel recinto.
I vicini, vedendo tutti quei cavalli, esclamarono: “Che fortuna!”
E il contadino ancora una volta rispose: “Fortuna, sfortuna, e chi può dirlo!”
I vicini restarono ancora più perplessi nel sentire quella risposta.
Dopo qualche giorno, mentre il figlio stava domando uno dei cavalli, cadde a terra e si ruppe un piede.
I vicini subito esclamarono: “Che sfortuna, e adesso come fai?!”
E il contadino ancora una volta rispose: “Sfortuna, fortuna, e chi può dirlo!”.
I vicini non sapevano più che cosa pensare del vecchio. "Forse è matto!", pensarono.
Dopo qualche settimana comparvero in paese alcuni soldati che reclutavano i giovani validi per la guerra.
Quando entrarono nella capanna trovarono il giovanotto zoppicante e naturalmente lo scartarono, mentre tutti gli altri giovani furono reclutati.
I vicini non ci videro più: “Che mazzo, che fortuna!”
E il vecchio contadino ancora una volta rispose imperturbabile: “Fortuna, sfortuna, e chi può dirlo”.
Grazie di cuore!
Luca
lunedì 10 gennaio 2011
LA FRETTA, LA POLITICA, IL BUON SENSO
Siamo troppo concentrati sull´urgenza delle nostre esperienze di vita (come non esserlo?) e troppo poco sugli obiettivi importanti e a lungo termine.
Anche la politica soffre di questa patologia e non fa eccezione quella di casa nostra.
Spero che i tanti lettori di NNC, tra cui politici, possano trarre beneficio da questa lettura che si presta a molte varianti interpretative sul tema della fretta.
Grazie di cuore!
Luca
(fonte: "101 Storie Zen" di Nyogen Senzaki) Matajuro Yagyu era il figlio di un famoso spadaccino. Suo padre, convinto che l’attitudine del figlio fosse troppo scarsa per fargli raggiungere la maestria, lo disconobbe.
Così Matajuro andò sul Monte Futara e là trovo il famoso spadaccino Banzo.
Ma Banzo confermò il giudizio del padre. “Tu vuoi imparare a maneggiare la spada sotto la mia guida?” domandò Banzo. “Ti mancano i requisiti indispensabili“.
“Ma se lavoro sodo, quanti anni mi ci vorranno per diventare un maestro?” insistette il giovane. “Il resto della tua vita” rispose Banzo. “Non posso aspettare tanto” disse Matajuro. “Se accetti di darmi lezione, sono pronto a sottopormi a qualunque fatica. Se divento il tuo devotissimo servo, quanto tempo mi ci vorrà?”
“Oh, forse dieci anni” disse Banzo addolcendosi.
“Mio padre si sta facendo vecchio e presto dovrò prendermi cura di lui” continuò Matajuro. “Se lavoro ancora più assiduamente, quanto tempo mi ci vorrà?” “Oh, forse trent’anni” rispose Banzo.
“Ma come!” disse Matajuro. “Prima hai detto dieci anni e ora trenta! Accetterò qualunque privazione pur di imparare quest’arte nel tempo più breve!” “Bè” disse Banzo “allora dovrai restare con me settant’anni. Un uomo che ha tanta fretta di ottenere risultati raramente impara alla svelta“.
“E va bene” dichiarò il giovane, comprendendo infine che gli stava rimproverando la sua impazienza. “Accetto“.
Matajuro ebbe l’ordine di non parlare mai di scherma e di non toccare mai una spada. Cucinava per il suo maestro, lavava i piatti, gli rifaceva il letto, puliva il cortile, curava il giardino, tutto senza che si parlasse mai di scherma.
Passarono tre anni. Matajuro continuava a lavorare.Pensando al proprio avvenire era triste. Non aveva ancora incominciato a imparare l’arte alla quale aveva votato la propria vita.
Ma un giorno Banzo scivolò alle sue spalle e gli diede un colpo terribile con una spada di legno. L’indomani, mentre Matajuro stava cucinando del riso, Banzo tutt’a un tratto gli saltò di nuovo addosso.
Da allora, giorno e notte, Matajuro dovette difendersi dagli assalti inaspettati. Non c’era giorno, non c’era momento che non dovesse pensare al sapore della spada di Banzo.
Imparò così in fretta che la faccia del suo Maestro era raggiante di sorrisi. Matajuro divenne il più grande spadaccino del paese.
(fonte: "101 Storie Zen" di Nyogen Senzaki)
venerdì 24 dicembre 2010
BUON NATALE
TI AUGURO TEMPO.
Non ti auguro un dono qualsiasi.
Ti auguro solo quello che i più non hanno.
Ti auguro tempo per divertirti e ridere,
se lo impiegherai bene potrai ricavarne qualcosa.
Ti auguro tempo per il tuo fare ed il tuo pensare,
non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.
Ti auguro tempo per non affrettarti e correre,
ma tempo per essere contento.
Ti auguro tempo non soltanto per trascorrerlo.
Ti auguro tempo perchè te ne resti:
tempo per stupirti e tempo per fidarti,
tempo per pregare e tempo per fare silenzio
e non soltanto per guardarlo all'orologio.
Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare.
Non ha più senso rimandare.
TI AUGURO TEMPO PER TROVARE TE STESSO,
per vivere ogni giorno, ogni tua ora come un dono.
Ti auguro tempo anche pe perdonare.
Ti auguro di avere tempo,
TEMPO PER LA VITA.
(Poesia indiana)
Buon Natale
GRAZIE DI CUORE!
Luca
martedì 14 dicembre 2010
IL SERPENTE INDIANO
venerdì 22 ottobre 2010
UOMINI e CAPORALI
Padroni irrispettosi, padroni senza scrupoli, padroni che non sono attenti alle sensibilità altrui, non sono attenti alle conseguenze, padroni che fanno piazza pulita del rispetto, dell'onore, dell'impegno, ecc... di chi li circonda, di chi li aiuta, di chi li fa stare in quel posto a fare i padroni!
Vero!
Si diventa sempre piú spesso vittime dei caporali.
Ma le cause dove si possono ricercare?
I "nuovi sottoposti" si autolimitano e rimangono preda del potere del caporale. Ma ci si puó opporre allo sfruttamento?
Si puó venir fuori da questa danza tra arretratezza e pseudo-modernità, innovativa solo per far onore al vocabolario?
Il lavoro va fatto su se stessi in modo dinamico e allo stesso tempo fermo.
Pulcinella: "Fino a quando lo potete fare, Maestà?" "Fino a quando ve lo permette la gente..."
Grazie di cuore!
Luca
martedì 14 settembre 2010
La strada fangosa
Grazie di cuore!
Luca
sabato 24 luglio 2010
LA LEPRE E LA TARTARUGA (Esopo)
Ancora un altro appuntamento con una favola (mancava dal 30 marzo), ancora una grande lezione da parte di Esopo.La lepre un giorno si vantava con gli altri animali: Nessuno può battermi in velocità - diceva - Sfido chiunque a correre come me. - La tartaruga, con la sua solita calma, disse: - Accetto la sfida.-Questa è buona! - esclamò la lepre; e scoppiò a ridere.- Non vantarti prima di aver vinto replicò la tartaruga. - Vuoi fare questa gara? - Così fu stabilito un percorso e dato il via.
La lepre partì come un fulmine: quasi non si vedeva più, tanto era già lontana. Poi si fermò, e per mostrare il suo disprezzo verso la tartaruga si sdraiò a fare un sonnellino. La tartaruga intanto camminava con fatica, un passo dopo l'altro, e quando la lepre si svegliò, la vide vicina al traguardo. Allora si mise a correre con tutte le sue forze, ma ormai era troppo tardi per vincere la gara.
La tartaruga sorridendo disse: "Non serve correre, bisogna partire in tempo."
venerdì 9 aprile 2010
IL BRUTTO ANATROCCOLO
Ancora una favola rivolta a coloro (ai tanti) che credono di non avere chances nella vita.Oggi prendo lo spunto da un'altra favola bellissima che mi piace tanto: Il Brutto Anatroccolo (da Wikipedia: è una fiaba danese di Hans Christian Andersen, pubblicata per la prima volta l'11 novembre 1843)
La storia è nota: un uovo di cigno viene abbandonato tra uova di anatra e quando viene alla luce il pulcino é molto diverso dai "fratelli" (anatroccoli).
Viene allontanato, considerato diverso, visto brutto in quanto di colore grigio e scacciato dai fratellini e perfino dal nido.
Il Brutto Anatroccolo inizia il suo viaggio, solitario e triste, senza una meta precisa verso la quale dirigersi.
Ad un tratto avviene l'incontro con una famiglia di cigni, che l'accoglie e se ne prende amorevolmente cura. Circondato dall'affetto, l'"Anatroccolo" può ora giocare con i suoi simili; e così pian piano il tempo passa e rimargina le offese rimaste nel suo animo e nella mente, mentre il colore grigiastro delle piume lentamente si trasforma in un bianco splendente.
L'immagine finale del cigno con le ali spiegate, finalmente padrone di se stesso e fiero della sua identità, ci lascia immaginare un futuro pieno di soddisfazioni
Guardiamoci insieme il video (e approfittane per passare un po' di tempo con i tuoi bambini, se li hai!)
Ti sei messo alla ricerca dei tuoi simili per esprimere pienamente te stesso?
NNC è qui anche per accogliere i "brutti anatroccoli" e dar loro la possibilità di mostrare il loro lato più splendente... perchè siamo convinti che "chi torna da un viaggio non è mai la stessa persona che è partita" (proverbio cinese)
martedì 30 marzo 2010
IL DEBITORE ATENIESE
Dopo averla letta, fai tu le connessioni che piú ritieni opportune. Io non voglio influenzarti inserendola, ad esempio in politica, dicendo che molti per il proprio tornaconto affermano, con la massima tranquillitá, le più assurde menzogne.
Oddio, che ho fatto, ti avró influenzato?
Oggi sono ufficiali tutti i dati e le sorprese sulle votazioni e a destra come a sinistra puoi divertirti a riconoscere i tanti creditori ateniesi...
Ad Atene, un debitore, a cui era stato ingiunto dal creditore di pagare il suo debito, sulle prime lo pregò di concedergli una dilazione, dichiarando che si trovava in cattive acque. Non riuscì però a convincerlo; e allora gli portò una scrofa, l’unica che possedeva, e, in sua presenza, la mise in vendita. Gli si avvicinò un compratore, chiedendo se quella era una scrofa che figliava, e lui l’assicurò che non solo figliava, ma presentava anche una particolarità straordinaria: alla stagione dei Misteri figliava femmine, e per le Panatenee, maschi. A questo discorso, l’ascoltatore rimase a bocca aperta. Ma il creditore soggiunse: " E perché ti meravigli? Questa è una scrofa che, per le Dionisiache, ti figlia anche dei Capretti"
ESOPO su Wikipedia
E noi a Notaresco possiamo sentirci esclusi da questa etichetta solo perché geograficamente e cronologicamente siamo lontani da quella Atene o abbiamo anche noi qualche debito da saldare?
Grazie di cuore!
Luca
sabato 20 febbraio 2010
I DUE LUPI
Ancora una storia (mi piace pensare sia una favola) da condividere con tutti voi che ci seguite numerosi. Un racconto, tra un nonno e il nipote, pieno di saggezza.
Uno spunto di riflessione su quanto noi siamo responsabili dei nostri sentimenti (buoni e/o cattivi a favore e/o contro noi stessi e/o gli altri).
Dopo la chiacchierata privata (in posta) con Alessandro N. B. (ma non é l'unico, solo l'ultimo in senso cronologico) mi sento di postare questo racconto.
Chi ha orecchie (e un cuore) per intendere... intenda!
Buona lettura.
Si narra di un anziano Cherokee seduto davanti al tramonto con suo nipote.
“Nonno, perché gli uomini combattono?
”L’anziano con gli occhi rivolti verso il sole, calante al giorno, che stava perdendo la sua battaglia con la notte, parlò con voce calma.
“Ogni uomo prima o poi è chiamato a farlo. Per ogni uomo c’è sempre una battaglia che aspetta di essere combattuta, da vincere o da perdere. Perché lo scontro più feroce è quello che avviene fra i due lupi”.
“Quali lupi nonno?”
“Quelli che ogni uomo porta dentro di sé.”
Il bambino non riusciva a capire. Attese che il nonno rompesse l’attimo di silenzio che aveva lasciato cadere fra loro, forse per accendere la sua curiosità. Infine, l’anziano che aveva dentro di sé la saggezza del tempo, riprese con il suo tono calmo.
“Ci sono due lupi in ognuno di noi. Uno è cattivo e vive di odio, gelosia, invidia, risentimento, falso orgoglio, bugie, egoismo.”
L’anziano fece di nuovo una pausa, questa volta per dargli modo di capire quello che aveva appena detto.
“E l’altro?”
“L’altro è il lupo buono. Vive di pace, amore, speranza, generosità, compassione, umiltà e fede.”
Il bambino rimase a pensare un istante a quello che il nonno gli aveva appena raccontato.
Poi diede voce alla sua curiosità e al suo pensiero.
“E quale lupo vince?”
L’anziano Cherokee si girò a guardarlo e gli rispose con gli occhi puliti.
“Quello che nutri di più.”
Grazie di cuore!
Luca
giovedì 18 febbraio 2010
IL LUPO E L'AGNELLO
Mi piacciono le favole e ne ho postate già altre perchè sono facili letture (destinate ai bambini?) e contengono dei grandi messaggi...Un lupo e un agnello, spinti dalla sete, si ritrovarono a bere nello stesso ruscello. Il lupo era più a monte, mentre l'agnello beveva a una certa distanza, verso valle. La fame però spinse il lupo ad attaccar briga e allora disse: "Perché osi intorbidarmi l'acqua?"
L'agnello tremando rispose: "Come posso fare questo se l'acqua scorre da te a me?"
"E' vero, ma tu sei mesi fa mi hai insultato con brutte parole".
"Impossibile, sei mesi fa non ero ancora nato".
"Allora" riprese il lupo "fu certamente tuo padre a rivolgermi tutte quelle villanie". Quindi saltò addosso all'agnello e se lo mangiò.
FEDRO
IL VIDEO
Morale: questo racconto è rivolto a tutti coloro che opprimono i giusti nascondendosi dietro falsi pretesti...
Luca
mercoledì 27 gennaio 2010
LA VOLPE CON LA PANCIA PIENA (Esopo)
L'animale si intrufolò nella cavità della pianta, riuscendo ad entrarvi con molta fatica.
Quando si trovò all'interno del buco poté placare la propria irresistibile fame, divorando la carne in un boccone. Trascorsi alcuni minuti, la volpe con la pancia spaventosamente piena, decise di uscire dall'incavo per tornare all'aperto. Ma appena tentò di oltrepassare il buco dal quale era entrata scoprì di non essere più in grado di superarlo! Aveva mangiato troppo ed era diventata molto più grossa rispetto a prima. Spaventatissima si sforzò cosi tanto per uscire che alla fine rimase irreparabilmente incastrata nella fenditura!
Lo sfortunato animale iniziò a gridare finché una seconda volpe passando la vide e saputo quanto accaduto disse: "E' inutile strillare. Avresti dovuto avere pazienza ed aspettare tranquilla all'interno della pianta fino a quando la tua pancia non diminuiva. Invece l'impulsività ti ha ridotto in questa condizione e dovrai comunque aspettare finché non smaltirai ciò che hai mangiato". Così, la povera volpe rimase incastrata nella cavità per più di un giorno, rimpiangendo il calduccio che avrebbe trovato se avesse aspettato paziente all'interno della quercia. (Esopo)
sabato 9 gennaio 2010
A VOLTE TI SENTI UN VASO ROTTO?
Voglio condividere questo pensiero per il fine settimana. Mi piace molto questa breve storia.Un portatore d'acqua, in Cina, portava sempre due grandi vasi che pendevano alle due estremità della canna che portava sulle spalle.
Cosa penso: ognuno di noi ha dei difetti!
Siamo un po' tutti dei vasi rotti!
Piú che lamentarci dei nostri e dei difetti degli altri, accettiamo quello che siamo e accettiamo ogni persona così com'è cercando il lato positivo, il suo contributo al mondo. Evitiamo i paragoni inutili e concentriamoci a migliorare noi stessi, a metterci la faccia, ad agire piú che a parlare, accettando di sbagliare, accettando i consigli e i pareri, le critiche e i commenti, ascoltando e dialogando.
Per questo esiste il sito NOTARESCO NEL CUORE...
Partiamo da noi stessi, dal nostro cuore e dalla nostra mente: accettiamo i nostri "pro" e i nostri "contro".
Insieme possiamo andare oltre ogni immaginazione.
A volte intuiamo che possiamo farlo, che abbiamo le capacitá per farlo, ma per tanti motivi la lasciamo sfuggire. Si tratta della nostra vita... della nostra gente... della nostra terra... dei nostri valori... della nostra storia.
Come vogliamo viverla?
Solo insieme si puó! Solo compiendo azioni concrete si può! Solo iniziando da questo preciso momento e senza rimandare ad un tempo che non arriva mai, si può! Costruiamo insieme, da oggi, il nostro futuro o... non avremo un futuro. "Il maggior pericolo nella vita consiste nel prendere troppe precauzioni" (Alfred Adler)
Grazie di Cuore!
Luca Mettimano
martedì 5 gennaio 2010
Lo scherzo del pastore!
Questo blog é un luogo aperto, lo ritengo simile ad una piazza (in un certo senso), dove scambiarsi idee, storie, consigli. Ho azzardato allora un collegamento, immaginario, con una piazza dell'antica Grecia!
E... pensando pensando, immaginando immaginando, sono arrivato a condividere con te questo brano molto noto e che serve per ricordare che chi dice sempre bugie, non viene piú creduto quando dice la veritá (perché capita a tutti dirla ogni tanto!)... Invito chiunque legge questo post a riflettere su questa semplice storiella.
Un pastorello conduceva ogni giorno le sue pecorelle a pascolare.
Si annoiava molto e così decise di fare uno scherzo a tutta la gente del villaggio.
- Aiuto… al lupo al lupo.
Cominciò allora a gridare con quanto fiato aveva in gola.
Tutti i contadini accorsero armati di forconi e randelli, ma quando arrivarono nel grande prato non videro neanche l'ombra del lupo. Il pastorello rideva a crepapelle:
- Era solo uno scherzo e voi ci siete cascati!!!
Qualche giorno dopo ripeté lo stesso e i contadini allarmati giunsero di corsa la prato . Presto si accorsero che il pastorello si era giocato un'altra volta di loro.
Un giorno arrivò d'improvviso un intero branco di lupi; il pastorello cominciò a gridare disperatamente:
- Al lupo al lupo.
Ma i contadini , credendo a un altro scherzo, non si mossero più. Indisturbati, i lupi, fecero strage di pecore e agnelli. (Esopo)
Grazie di cuore!
Luca Mettimano
lunedì 30 novembre 2009
SUL FAGIUOLO...
Infatti qualcuno potrebbe etichettare qualcun altro... dicendogli: "sei un dottore dei fagiuoli" oppure: "sei un commercialista dei fagiuoli" o ancora: "sei un insegnante dei fagiuoli", ecc...
Non è simpatico, è da ammettere! Io non lo farei mai.
E non lo farei, per almeno due validissimi motivi: il primo è che risulta antipatico verso la persona alla quale lo si indirizza, offendendola; il secondo è che nessuno ha il diritto di sminuire il fagiuolo!
All´inizio di questa riflessione dicevo che nell´immaginazione di molti, il fagiuolo, rimane come un cibo di serie "b"... ma per fortuna non tutti la pensano allo stesso modo.
Per coloro i quali dimostrano delicatezza d´animo, questo legume, rappresenta il cibo col quale i nostri nonni e i nostri genitori hanno ricostruito la nostra nazione dopo la guerra! Il cibo col quale i partigiani hanno resistito per molto tempo.
Un cibo sano, genuino, proteico, che ha fatto la fortuna di molte generazioni di contadini che lo coltivavano e lo mangiavano. Possiamo dire che siamo i figli della generazione dei fagiuoli e non è elegante nè attribuirgli un significato mortificante e nè rinnegarli come cibo sulle nostre tavole. Nei migliori ristoranti del mondo, infatti, sono così apprezzati che sono ricercatissimi e... costosissimi! Mio nonno mi insegnava che era considerato la "carne dei poveri"! E di ricchi, a quei giorni, non ce n´erano molti!!!
Possiamo rinnegare con i fagiuoli i nostri nonni e i nostri genitori? Sarebbe dimenticare i loro sacrifici! Possiamo dimenticare la nostra recente storia? Sarebbe insensibile! Possiamo dimenticare la nostra terra e i sacrifici dei nostri contadini? Sarebbe da sciocchi!
Conosci Richard Walker?
No, vero? Non ti dice nulla questo nome...
E la favola "Il fagiolo magico"?
Sì, certo! Quella la conoscono tutti.
E sai la cosa strana qual è?
Che conosci la favola che parla dei fagiuoli e non conosci... l´autore!
Non lascia pensare tutto questo?
Grazie di cuore!
Luca Mettimano
Per chi volesse vedere la favola di Richard Walker, ecco la versione in cartone animato di Walt Disney
parte prima
parte seconda
parte terza
Per chi, ancora, non la conoscesse o per chi volesse rileggerla, eccola qua:
C’era una volta un bambino di nome Giacomino che viveva con la mamma in una fattoria. Erano molto poveri e possedevano solo una mucca che, purtroppo, un giorno smise di fare latte; così, la mamma disse a Giacomino di venderla al mercato.
Giacomino partì per andare a vendere il povero animale, ma, strada facendo, incontrò un omino che gli disse: “Che bella mucca! Dalla a me ed in cambio prendi questi cinque fagioli fortunati!”. Giacomino non fece in tempo a rispondere che si ritrovò in mano i fagioli e la mucca non c’era più!
Subito si rese conto dell’errore commesso e quando tornò a casa la mamma domandò quanto avesse guadagnato dalla vendita; Giacomino rispose: “Cinque fagioli magici!”. La mamma si arrabbiò molto e mandò Giacomino a letto senza cena!
Il giorno dopo, quando il ragazzo si svegliò, vide dalla finestra una luce verde, si affacciò e notò una pianta di fagioli alta, alta... Incuriosito decise di arrampicarsi. Giunto in cima fu dinnanzi ad un castello, bussò alla porta ed un’enorme donna gli aprì dicendo: “Scappa via di qui!
Mio marito è un orco e se ti vede ti mangia!” e Giacomino, affamato dal giorno precedente, rispose: “la prego signora, ho tanta fame!”. Così Giacomino riuscì ad entrare in casa e mangiò qualcosina, ma, purtroppo, improvvisamente si sentirono dei passi molto pesanti: stava arrivando l’orco! Giacomino si nascose dentro al forno.
Arrivò il gigante e disse: “Ucci, ucci, sento odor di cristianucci!” la moglie fece finta di nulla; dopo cena l’orco si mise a contare un sacchetto pieno di soldi, poi si addormentò. Giacomino decise quindi di approfittare del momento per uscire dal forno e scappare, ma prima decise di rubare il sacchetto di soldi.
Tornato a casa il ragazzo raccontò alla mamma tutta la storia ed i due festeggiarono perché non sarebbero mai più stati poveri. Purtroppo, però, poco tempo dopo i soldi erano già finiti e Giacomino decise di arrampicarsi nuovamente sulla pianta del fagiolo; ritornò al castello e riuscì a rubare una gallina magica all’orco: l’animale faceva uova d’oro!
Con il passare del tempo, Giacomino decise di ritornare dal Gigante: il ragazzo si nascose e aspettò l’arrivo dell’orco. Quando fu il momento riuscì a prendergli un’arpa magica, ma per sua sfortuna questa iniziò ad urlare: “Padrone, padrone!” l’orco si svegliò ed iniziò a rincorrere Giacomino, il quale scese velocemente dalla grossa pianta di fagioli, prese un ascia e iniziò a rompere con forza il tronco dell’albero.
La magica pianta di fagioli non crebbe mai più, ma Giacomino e sua mamma non avevano più bisogno di nulla: avevano un’arpa che suonava meravigliosamente ed una gallina che continuava a fare uova d’oro.
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"I grandi spiriti hanno sempre trovato la violenta opposizione dei mediocri, i quali non sanno capire l'uomo che non accetta i pregiudizi ereditati, ma con onestà e coraggio usa la propria intelligenza" Albert Einstein. (riguardo le accuse a Bertrand Russell; citato in Piergiorgio Odifreddi, Il matematico impenitente, 2008)
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