"INSIEME PER REALIZZARE UNA GRANDE STORIA"

Siamo NATI NELLA CONDIVISIONE e saremo in grado di realizzarla solo quando capiremo che... "Ogni potere è debole, a meno che non sia unito" Jean de La Fontaine

notaresco nel cuore del... web!

"Crescere significa superare quello che siete oggi" (Swami Prajinanapada)
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venerdì 10 giugno 2011

Er ministro novo (Trilussa)

Guardelo quant'è bello! Dar saluto

pare che sia una vittima e che dica:

- Io veramente nun ciambivo mica;

è stato proprio el Re che l'ha voluto! -

 

Che faccia tosta, Dio lo benedica!

Mó dà la corpa ar Re, ma s'è saputo

quanto ha intrigato, quanto ha combattuto...

Je n'è costata poca de fatica!

 

Mó va gonfio, impettito, a panza avanti:

nun pare più, dar modo che cammina,

ch'ha dovuto inchinasse a tanti e tanti...

 

Inchini e inchini: ha fatto sempre un'arte!

Che novità sarà pe' quela schina1

de sentisse piegà dall'antra parte!

 

Trilussa (1921)


1) Schiena.


mercoledì 25 maggio 2011

L´ALTRACITTÁ E... SEMPRE LA STESSA UVA!

La volpe e l'uva è una delle più celebri favole attribuite a Esopo. I riferimenti alla favola nel linguaggio comune assumono quasi le caratteristiche del proverbio. "Fare come la volpe con l'uva" significa, metaforicamente, reagire a una sconfitta sostenendo di non aver mai desiderato la vittoria, o disprezzando il premio che si è mancato di ottenere (fonte: Wikipedia)

La trama: Una volpe, dopo aver sognato di raggiungere un grappolo d'uva, si sveglia accorgendosi che quel grappolo esiste davvero. L'animale affamato tenta con grandi balzi di staccare il grappolo ma ogni sforzo è vano. Constatando di non poterla raggiungere, esclama: "tanto è ancora acerba!" (nel latino di Fedro: «Nondum matura est, nolo acerbam sumere»). La morale è: È facile disprezzare quello che non si può ottenere (fonte: Wikipedia)


Nel caso pratico, di questi giorni, nella politica locale ho riscontrato questo atteggiamento nelle dichiarazioni della lista civica ALTRACITTÀ di Walter Aloisi. Mi sembra di capire che l'apparentamento é stato offerto a dx ma non é riuscito, poi si é cercata anche la sx, e alla fine si é fatto ricorso ai valori quando ci si é visti fuori dal tavolo della trattativa.
La domanda che mi faccio é: quali valori erano stati considerati da questa lista civica?
Il DIALOGO?
Se cosí fosse stato sarebbero andati tutti coesi da una parte in virtú di un dialogo chiaro, preciso, costruttivo, leale, sincero, onesto;
la TRASPARENZA?
Se cosí fosse stato non ci sarebbero stati momenti di confusione e di spaccatura all'interno della lista, tanto da votare (10 vs 6) per una terza soluzione. Probabilmente anche chi ne faceva parte, da mesi, non aveva compreso molto bene, in maniera trasparente, cosa si stava condividendo;
la LEGALITÁ?
Non mi sembra sia un valore, piuttosto uno standard necessario a cui attenersi da parte di chi fa politica! Se i componenti della lista Altracittá conoscono qualche altra lista che parte da un presupposto di illegalitá, lo si dimostri e la si denunci immediatamente. Gliene saremmo tutti grati.
L'EFFICIENZA?
Non mi sembra che siano riusciti ad essere efficienti e nemmeno efficaci!

Ma se qualcuno pensa di aver "messo in banca" il risultato...

Ecco la loro dichiarazione ufficiale:
(fonte: EKuo.it) 
Lunedì 23 Maggio 2011 16:48
Roseto - La lista civica Altracittà, nonostante la disponibilità offerta al candidato sindaco Enio Pavone per costruire insieme una coalizione allargata anche alle proprie istanze civiche, ha subito una inaspettata chiusura volta a impedire la rappresentanza consiliare della lista civica Altracittà (801 voti, 6° lista su 18), accordata invece ad altra lista con minore peso elettorale.
Pertanto, pur prendendo atto delle aperture ricevute dal candidato sindaco Teresa Ginoble, alla quale va il nostro ringraziamento, la lista Altracittà con ampia maggioranza, ha deciso di abbandonare ogni altra ipotesi di alleanza, impegnandosi a praticare e tutelare i valori fondanti della lista (DIALOGO-TRASPARENZA-LEGALITÁ-EFFICIENZA) attraverso la propria associazione direttamente tra la gente.

LISTA CIVICA ALTRACITTA'

Grazie di cuore!
Luca

giovedì 10 febbraio 2011

FORTUNA O SFORTUNA?

Una grande lezione da una grande tradizione, quella cinese, che rimette al centro l´uomo.
Rimettere al centro vuol dire che il "bello" o il "brutto" dipende da chi osserva.
In questo caso, “Sfortuna, fortuna, e chi può dirlo!”?
Ecco la storia:

C’era una volta in un lontano paesetto un povero contadino che traeva di che vivere da un campicello che lavorava assieme alla moglie e al figlio e con l’aiuto di un cavallo.
Un giorno il recinto venne lasciato inavvertitamente aperto e il cavallo fuggì.
I vicini, appresa la notizia, esclamarono: “Poveretto, che sfortuna, e adesso come farai a lavorare?”.
Il contadino rispose: “Sfortuna, fortuna, e chi può dirlo!”
I vicini restarono perplessi nel sentire quella strana risposta.
Dopo qualche settimana il cavallo che era scappato tornò portandosi dietro una mandria di cavalli selvaggi che furono rinchiusi nel recinto.
I vicini, vedendo tutti quei cavalli, esclamarono: “Che fortuna!”
E il contadino ancora una volta rispose: “Fortuna, sfortuna, e chi può dirlo!”
I vicini restarono ancora più perplessi nel sentire quella risposta.
Dopo qualche giorno, mentre il figlio stava domando uno dei cavalli, cadde a terra e si ruppe un piede.
I vicini subito esclamarono: “Che sfortuna, e adesso come fai?!”
E il contadino ancora una volta rispose: “Sfortuna, fortuna, e chi può dirlo!”.
I vicini non sapevano più che cosa pensare del vecchio. "Forse è matto!", pensarono.
Dopo qualche settimana comparvero in paese alcuni soldati che reclutavano i giovani validi per la guerra.
Quando entrarono nella capanna trovarono il giovanotto zoppicante e naturalmente lo scartarono, mentre tutti gli altri giovani furono reclutati.
I vicini non ci videro più: “Che mazzo, che fortuna!”
E il vecchio contadino ancora una volta rispose imperturbabile: “Fortuna, sfortuna, e chi può dirlo”.

Grazie di cuore!
Luca

lunedì 10 gennaio 2011

LA FRETTA, LA POLITICA, IL BUON SENSO

Post dedicato a tutti quelli che, con troppa superficialitá, pensano che si possa ottenere tutto e subito...
Siamo troppo concentrati sull´urgenza delle nostre esperienze di vita (come non esserlo?) e troppo poco sugli obiettivi importanti e a lungo termine.
Anche la politica soffre di questa patologia e non fa eccezione quella di casa nostra.
Spero che i tanti lettori di NNC, tra cui politici, possano trarre beneficio da questa lettura che si presta a molte varianti interpretative sul tema della fretta.

Grazie di cuore!
Luca

(fonte: "101 Storie Zen" di Nyogen Senzaki) Matajuro Yagyu era il figlio di un famoso spadaccino. Suo padre, convinto che l’attitudine del figlio fosse troppo scarsa per fargli raggiungere la maestria, lo disconobbe.

Così Matajuro andò sul Monte Futara e là trovo il famoso spadaccino Banzo.


Ma Banzo confermò il giudizio del padre. “Tu vuoi imparare a maneggiare la spada sotto la mia guida?” domandò Banzo. “Ti mancano i requisiti indispensabili“.


“Ma se lavoro sodo, quanti anni mi ci vorranno per diventare un maestro?” insistette il giovane. “Il resto della tua vita” rispose Banzo. “Non posso aspettare tanto” disse Matajuro. “Se accetti di darmi lezione, sono pronto a sottopormi a qualunque fatica. Se divento il tuo devotissimo servo, quanto tempo mi ci vorrà?”

“Oh, forse dieci anni” disse Banzo addolcendosi.


“Mio padre si sta facendo vecchio e presto dovrò prendermi cura di lui” continuò Matajuro. “Se lavoro ancora più assiduamente, quanto tempo mi ci vorrà?” “Oh, forse trent’anni” rispose Banzo.


“Ma come!” disse Matajuro. “Prima hai detto dieci anni e ora trenta! Accetterò qualunque privazione pur di imparare quest’arte nel tempo più breve!” “Bè” disse Banzo “allora dovrai restare con me settant’anni. Un uomo che ha tanta fretta di ottenere risultati raramente impara alla svelta“.

“E va bene” dichiarò il giovane, comprendendo infine che gli stava rimproverando la sua impazienza. “Accetto“.

Matajuro ebbe l’ordine di non parlare mai di scherma e di non toccare mai una spada. Cucinava per il suo maestro, lavava i piatti, gli rifaceva il letto, puliva il cortile, curava il giardino, tutto senza che si parlasse mai di scherma.


Passarono tre anni. Matajuro continuava a lavorare.Pensando al proprio avvenire era triste. Non aveva ancora incominciato a imparare l’arte alla quale aveva votato la propria vita.

Ma un giorno Banzo scivolò alle sue spalle e gli diede un colpo terribile con una spada di legno. L’indomani, mentre Matajuro stava cucinando del riso, Banzo tutt’a un tratto gli saltò di nuovo addosso.

Da allora, giorno e notte, Matajuro dovette difendersi dagli assalti inaspettati. Non c’era giorno, non c’era momento che non dovesse pensare al sapore della spada di Banzo.

Imparò così in fretta che la faccia del suo Maestro era raggiante di sorrisi. Matajuro divenne il più grande spadaccino del paese.
(fonte: "101 Storie Zen" di Nyogen Senzaki)

venerdì 24 dicembre 2010

BUON NATALE

Non un "semplice" augurio ma uno veramente speciale per te...




TI AUGURO TEMPO.



Non ti auguro un dono qualsiasi.


Ti auguro solo quello che i più non hanno.


Ti auguro tempo per divertirti e ridere,


se lo impiegherai bene potrai ricavarne qualcosa.


Ti auguro tempo per il tuo fare ed il tuo pensare,


non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.


Ti auguro tempo per non affrettarti e correre,


ma tempo per essere contento.


Ti auguro tempo non soltanto per trascorrerlo.


Ti auguro tempo perchè te ne resti:


tempo per stupirti e tempo per fidarti,


tempo per pregare e tempo per fare silenzio


e non soltanto per guardarlo all'orologio.


Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare.


Non ha più senso rimandare.


TI AUGURO TEMPO PER TROVARE TE STESSO,


per vivere ogni giorno, ogni tua ora come un dono.


Ti auguro tempo anche pe perdonare.


Ti auguro di avere tempo,


TEMPO PER LA VITA.


(Poesia indiana)
 
Buon Natale
GRAZIE DI CUORE!
Luca

martedì 14 dicembre 2010

IL SERPENTE INDIANO

Un interessante, quanto affascinante racconto della tradizione indiana. 
Ho aperto facebook ieri sera e l'ho letto, riapro facebook questa mattina e lo condivido...

Un bodhisattva ebbe l'infelice idea di convertire un feroce e spietato serpente ai principi nonviolenti e compassionevoli del Buddismo.

Quale fu lo stupore del bodhisattva quando, appena un anno dopo, lo incontrò di nuovo. Irriconoscibile. Pieno di graffi, tagli, segnato dalle percosse ... Il sant'uomo, sbigottito, gli chiese cosa fosse accaduto. Il serpente rispose che dal momento stesso in cui era divenuto buono aveva perso il rispetto di tutti, nessuno lo temeva e chiunque, bambini compresi, lo malmenavano senza il benché minimo rimorso. Nessuna paura? Bell'affare! In cambio della sua silente affettuosità, della propria premurosa benevolenza, aveva ricevuto solo disprezzo.

A quel punto il bodhisattva strizzò gli occhi perplesso, ma sorrise. Si rese conto di non esser riuscito a spiegar nulla del Buddismo, men che meno di nulla riguardo la "retta condotta" di vita. Rincuorò, quindi, la malcapitata belva spiegandogli che per rinunciare agli sconsiderati appigli dell'ego, ai suoi attaccamenti, nonché all'illusione d'un intramontabile sé, non avrebbe dovuto affatto immolarsi. Gli chiarì che, semmai, il miglior sacrificio sarebbe stato quello di perseguire l'equilibrio. E che l'atteggiamento eccessivamente bonario - l'esporsi, cioè, alla gogna - sarebbe equivalso solo a risvegliare le tendenze negative già presenti, quantunque assopite, negli altri.

Il feroce serpente si guardò intorno. Aveva afferrato subito la lezione. Compassione non implica necessariamente il dover subire, sempre e comunque, ad oltranza. Benevolenza non comporta l'esser costretti a sopportare i peggiori soprusi. Amorevolezza non richiede, inevitabilmente, il proprio sacrificio. Su la testa, si disse: "Ammonirò chi tenterà d'annientarmi dimostrandogli, senza tentennamenti, a quali pericoli incorre ... rinuncerò agli estremismi, ma verità e fermezza saranno le mie nuove guide"!

Grazie di cuore!
Luca

venerdì 22 ottobre 2010

UOMINI e CAPORALI

Si diventa sempre piú spesso vittime di circostanze spiacevoli, dove personaggi che hanno un minimo di potere, di iniziativa, di faccia tosta, fanno la parte dei padroni.

Padroni irrispettosi, padroni senza scrupoli, padroni che non sono attenti alle sensibilità altrui, non sono attenti alle conseguenze, padroni che fanno piazza pulita del rispetto, dell'onore, dell'impegno, ecc... di chi li circonda, di chi li aiuta, di chi li fa stare in quel posto a fare i padroni!



Vero!
Si diventa sempre piú spesso vittime dei caporali.
Ma le cause dove si possono ricercare?
I "nuovi sottoposti" si autolimitano e rimangono preda del potere del caporale. Ma ci si puó opporre allo sfruttamento? 
Si puó venir fuori da questa danza tra arretratezza e pseudo-modernità, innovativa solo per far onore al vocabolario?
Il lavoro va fatto su se stessi in modo dinamico e allo stesso tempo fermo. 
La preparazione, sia personale che relazionale, deve essere centrale.
Nuovi modi di pensare e di agire siano i benvenuti.
Se non c'è innovazione nel pensiero, tutto il resto è "meritato" (per dirla con Pulcinella)...



Pulcinella: "Fino a quando lo potete fare, Maestà?" "Fino a quando ve lo permette la gente..."

Grazie di cuore!
Luca

martedì 14 settembre 2010

La strada fangosa

Solo in questo preciso istante possiamo fare qualcosa di utile ed essere attivi e sentirci parte della nostra vita.
Questa storia zen mi piace davvero molto: mi piace la lezione che contiene perché si concentra sul "qui" e "ora".
Vivere qui e ora rappresenta la chiave per una vita attiva, poiché ci si concentra e ci si dedica a quello che é piú importante per noi in quel momento... senza distrazioni. 

Grazie di cuore!
Luca

Una volta Tanzan ed Ekido camminavano insieme per una strada fangosa. Pioveva ancora a dirotto.
Dopo una curva, incontrarono una bella ragazza, in chimono e sciarpa di seta, che non poteva attraversare la strada.
«Vieni, ragazza,» disse subito Tanzan. Poi la prese in braccio e la portò oltre le pozzanghere.
Ekido non disse nulla finché quella sera non ebbero raggiunto un tempio dove passare la notte. Allora non poté più trattenersi. «Noi monaci non avviciniamo le donne» disse a Tanzan «e meno che meno quelle giovani e carine. È pericoloso. Perché l'hai fatto?».
«Io quella ragazza l'ho lasciata laggiù» disse Tanzan. «Tu la stai ancora portando con te?»

sabato 24 luglio 2010

LA LEPRE E LA TARTARUGA (Esopo)

Ancora un altro appuntamento con una favola (mancava dal 30 marzo), ancora una grande lezione da parte di Esopo.
Come al solito, dopo averla letta, ti lascio alle tue conclusioni.

LA LEPRE E LA TARTARUGA
La lepre un giorno si vantava con gli altri animali: Nessuno può battermi in velocità - diceva - Sfido chiunque a correre come me. - La tartaruga, con la sua solita calma, disse: - Accetto la sfida.-Questa è buona! - esclamò la lepre; e scoppiò a ridere.- Non vantarti prima di aver vinto replicò la tartaruga. - Vuoi fare questa gara? - Così fu stabilito un percorso e dato il via.
La lepre partì come un fulmine: quasi non si vedeva più, tanto era già lontana. Poi si fermò, e per mostrare il suo disprezzo verso la tartaruga si sdraiò a fare un sonnellino. La tartaruga intanto camminava con fatica, un passo dopo l'altro, e quando la lepre si svegliò, la vide vicina al traguardo. Allora si mise a correre con tutte le sue forze, ma ormai era troppo tardi per vincere la gara.
La tartaruga sorridendo disse: "Non serve correre, bisogna partire in tempo."

Esopo


E noi a Notaresco conosciamo situazioni metaforicamente simili?

Grazie di cuore!
Luca

venerdì 9 aprile 2010

IL BRUTTO ANATROCCOLO

Ancora una favola rivolta a coloro (ai tanti) che credono di non avere chances nella vita.
Oggi prendo lo spunto da un'altra favola bellissima che mi piace tanto: Il Brutto Anatroccolo (da Wikipedia: è una fiaba danese di Hans Christian Andersen, pubblicata per la prima volta l'11 novembre 1843)

La storia è nota: un uovo di cigno viene abbandonato tra uova di anatra e quando viene alla luce il pulcino é molto diverso dai "fratelli" (anatroccoli).
Viene allontanato, considerato diverso, visto brutto in quanto di colore grigio e scacciato dai fratellini e perfino dal nido.
Il Brutto Anatroccolo inizia il suo viaggio, solitario e triste, senza una meta precisa verso la quale dirigersi.

Ad un tratto avviene l'incontro con una famiglia di cigni, che l'accoglie e se ne prende amorevolmente cura. Circondato dall'affetto, l'"Anatroccolo" può ora giocare con i suoi simili; e così pian piano il tempo passa e rimargina le offese rimaste nel suo animo e nella mente, mentre il colore grigiastro delle piume lentamente si trasforma in un bianco splendente.
L'immagine finale del cigno con le ali spiegate, finalmente padrone di se stesso e fiero della sua identità, ci lascia immaginare un futuro pieno di soddisfazioni

Guardiamoci insieme il video (e approfittane per passare un po' di tempo con i tuoi bambini, se li hai!)




E tu, ti senti un po' come il brutto anatroccolo?
Ti sei già messo in cammino per trovare la tua strada?
Ti sei messo alla ricerca dei tuoi simili per esprimere pienamente te stesso?

NNC
è qui anche per accogliere i "brutti anatroccoli" e dar loro la possibilità di mostrare il loro lato più splendente... perchè siamo convinti che "chi torna da un viaggio non è mai la stessa persona che è partita" (proverbio cinese)

Grazie di cuore!
Luca

martedì 30 marzo 2010

IL DEBITORE ATENIESE

Ancora un appuntamento con una favola (che mi mancava da un po'), ancora un grande insegnamento da parte di Esopo e ancora una metafora senza tempo... utile oggi!

Dopo averla letta, fai tu le connessioni che piú ritieni opportune. Io non voglio influenzarti inserendola, ad esempio in politica, dicendo che molti per il proprio tornaconto affermano, con la massima tranquillitá, le più assurde menzogne.
Oddio, che ho fatto, ti avró influenzato?
Oggi sono ufficiali tutti i dati e le sorprese sulle votazioni e a destra come a sinistra puoi divertirti a riconoscere i tanti creditori ateniesi...

Ad Atene, un debitore, a cui era stato ingiunto dal creditore di pagare il suo debito, sulle prime lo pregò di concedergli una dilazione, dichiarando che si trovava in cattive acque. Non riuscì però a convincerlo; e allora gli portò una scrofa, l’unica che possedeva, e, in sua presenza, la mise in vendita. Gli si avvicinò un compratore, chiedendo se quella era una scrofa che figliava, e lui l’assicurò che non solo figliava, ma presentava anche una particolarità straordinaria: alla stagione dei Misteri figliava femmine, e per le Panatenee, maschi. A questo discorso, l’ascoltatore rimase a bocca aperta. Ma il creditore soggiunse: " E perché ti meravigli? Questa è una scrofa che, per le Dionisiache, ti figlia anche dei Capretti"

ESOPO su Wikipedia

E noi a Notaresco possiamo sentirci esclusi da questa etichetta solo perché geograficamente e cronologicamente siamo lontani da quella Atene o abbiamo anche noi qualche debito da saldare?

Grazie di cuore!

Luca

sabato 20 febbraio 2010

I DUE LUPI

Ancora una storia (mi piace pensare sia una favola) da condividere con tutti voi che ci seguite numerosi.
Un racconto, tra un nonno e il nipote, pieno di saggezza.
Uno spunto di riflessione su quanto noi siamo responsabili dei nostri sentimenti (buoni e/o cattivi a favore e/o contro noi stessi e/o gli altri).
Dopo la chiacchierata privata (in posta) con Alessandro N. B. (ma non é l'unico, solo l'ultimo in senso cronologico) mi sento di postare questo racconto.
Chi ha orecchie (e un cuore) per intendere... intenda!

Buona lettura.

Si narra di un anziano Cherokee seduto davanti al tramonto con suo nipote.
“Nonno, perché gli uomini combattono?
”L’anziano con gli occhi rivolti verso il sole, calante al giorno, che stava perdendo la sua battaglia con la notte, parlò con voce calma.
“Ogni uomo prima o poi è chiamato a farlo. Per ogni uomo c’è sempre una battaglia che aspetta di essere combattuta, da vincere o da perdere. Perché lo scontro più feroce è quello che avviene fra i due lupi”.
“Quali lupi nonno?”

“Quelli che ogni uomo porta dentro di sé.”
Il bambino non riusciva a capire. Attese che il nonno rompesse l’attimo di silenzio che aveva lasciato cadere fra loro, forse per accendere la sua curiosità. Infine, l’anziano che aveva dentro di sé la saggezza del tempo, riprese con il suo tono calmo.
“Ci sono due lupi in ognuno di noi. Uno è cattivo e vive di odio, gelosia, invidia, risentimento, falso orgoglio, bugie, egoismo.”

L’anziano fece di nuovo una pausa, questa volta per dargli modo di capire quello che aveva appena detto.
“E l’altro?”

“L’altro è il lupo buono. Vive di pace, amore, speranza, generosità, compassione, umiltà e fede.”
Il bambino rimase a pensare un istante a quello che il nonno gli aveva appena raccontato.
Poi diede voce alla sua curiosità e al suo pensiero.

“E quale lupo vince?”
L’anziano Cherokee si girò a guardarlo e gli rispose con gli occhi puliti.

“Quello che nutri di più.”

Grazie di cuore!
Luca

giovedì 18 febbraio 2010

IL LUPO E L'AGNELLO

Mi piacciono le favole e ne ho postate già altre perchè sono facili letture (destinate ai bambini?) e contengono dei grandi messaggi...
IL LUPO E L'AGNELLO di Fedro è quella di oggi interpretata da un grandissimo Oreglio.

Un lupo e un agnello, spinti dalla sete, si ritrovarono a bere nello stesso ruscello. Il lupo era più a monte, mentre l'agnello beveva a una certa distanza, verso valle. La fame però spinse il lupo ad attaccar briga e allora disse: "Perché osi intorbidarmi l'acqua?"
L'agnello tremando rispose: "Come posso fare questo se l'acqua scorre da te a me?"
"E' vero, ma tu sei mesi fa mi hai insultato con brutte parole".
"Impossibile, sei mesi fa non ero ancora nato".
"Allora" riprese il lupo "fu certamente tuo padre a rivolgermi tutte quelle villanie". Quindi saltò addosso all'agnello e se lo mangiò.

FEDRO

IL VIDEO




Morale: questo racconto è rivolto a tutti coloro che opprimono i giusti nascondendosi dietro falsi pretesti...

Facciamo di questo messaggio universale (di verità e d'insegnamento morale) una riflessione utile per la nostra vita quotidiana...
Facciamo saltare in aria le scuse banali che riempiono le nostre vite e andiamo dritti verso quello che è utile per noi e per chi abbiamo intorno con idee, commenti, proposte, ecc...?
Grazie di cuore!
Luca

mercoledì 27 gennaio 2010

LA VOLPE CON LA PANCIA PIENA (Esopo)

Ancora una favola, ancora un insegnamento, ancora una morale...
La pazienza e il tempo sono un formidabile mix per vivere la nostra vita in maniera serena e piena; sono la ricetta migliore per combattere la superbia, la fretta e l'approssimazione.

L'inverno era ormai alle porte. Gli alberi privi di foglie non offrivano più alcun riparo ed i piccoli animali si erano già preparati ad affrontare il freddo. Una giovane volpe vagava solitaria in cerca di un po' di cibo con il quale placare quella fame terribile che l'aveva colpita. Erano molti giorni che non mangiava. Le sue abituali prede si erano rifugiate in caldi ripari nutrendosi con le scorte alimentari raccolte durante l'estate ed era impossibile stanarli. Così, il povero animale camminava sconsolato pensando che la fame era veramente una brutta nemica. All'improvviso, un profumo delizioso le stuzzicò le narici. La volpe si avvicinò al punto da cui si propagava l'inaspettata fragranza e finalmente vide un enorme pezzo d'arrosto premurosamente sistemato nell'incavo di una quercia. Sicuramente era il pranzo dimenticato da qualche pastore.
L'animale si intrufolò nella cavità della pianta, riuscendo ad entrarvi con molta fatica.
Quando si trovò all'interno del buco poté placare la propria irresistibile fame, divorando la carne in un boccone. Trascorsi alcuni minuti, la volpe con la pancia spaventosamente piena, decise di uscire dall'incavo per tornare all'aperto. Ma appena tentò di oltrepassare il buco dal quale era entrata scoprì di non essere più in grado di superarlo! Aveva mangiato troppo ed era diventata molto più grossa rispetto a prima. Spaventatissima si sforzò cosi tanto per uscire che alla fine rimase irreparabilmente incastrata nella fenditura!
Lo sfortunato animale iniziò a gridare finché una seconda volpe passando la vide e saputo quanto accaduto disse: "E' inutile strillare. Avresti dovuto avere pazienza ed aspettare tranquilla all'interno della pianta fino a quando la tua pancia non diminuiva. Invece l'impulsività ti ha ridotto in questa condizione e dovrai comunque aspettare finché non smaltirai ciò che hai mangiato". Così, la povera volpe rimase incastrata nella cavità per più di un giorno, rimpiangendo il calduccio che avrebbe trovato se avesse aspettato paziente all'interno della quercia.
(Esopo)
Grazie di cuore!
Luca

sabato 9 gennaio 2010

A VOLTE TI SENTI UN VASO ROTTO?

Voglio condividere questo pensiero per il fine settimana. Mi piace molto questa breve storia.

Un portatore d'acqua, in Cina, portava sempre due grandi vasi che pendevano alle due estremità della canna che portava sulle spalle.
Uno dei vasi aveva una crepa mentre l'altro vaso era perfetto e conteneva, fino al ritorno a casa dell'uomo, una porzione intera di acqua.
Alla fine della lunga camminata dal fiume alla casa, il vaso rotto arrivava con solo la metà dell'acqua con cui era stato riempito la mattina.
Per due anni interi questa storia andò avanti ogni giorno, con l'uomo che riportava a casa solo un vaso e mezzo di acqua.
Naturalmente il vaso perfetto era orgoglioso di quello che riusciva a fare, mentre il povero vaso con la crepa si vergognava della sua imperfezione e si sentiva in colpa di poter compiere solo metà del compito per il quale era stato fatto.
Dopo due anni di quello che il vaso percepiva come un amaro fallimento, un giorno parlò al portatore di acqua, giù al fiume:
"Mi vergogno di me stesso: a causa di questa crepa l'acqua gocciola fuori per tutta la strada e prima di arrivare alla tua casa metà del mio contenuto è andato perso".
Il portatore d'acqua rispose al vaso:
"Hai notato che solo sul tuo lato del sentiero ci sono dei fiori e non ci sono invece sul lato dove sta l'altro vaso?
Questo perché ho sempre saputo del tuo difetto ed ho piantato semi di fiori lungo tutto il sentiero, sul tuo lato. Ogni giorno quando torniamo verso casa, tu li innaffi. Per due anni ho potuto raccogliere questi fiori per decorare la mia tavola.
Se tu non fossi esattamente così come sei, non ci sarebbero questi bellissimi fiori a rendere accogliente la mia casa".

Cosa penso: ognuno di noi ha dei difetti!
Siamo un po' tutti dei vasi rotti!
Piú che lamentarci dei nostri e dei difetti degli altri, accettiamo quello che siamo e accettiamo ogni persona così com'è cercando il lato positivo, il suo contributo al mondo. Evitiamo i paragoni inutili e concentriamoci a migliorare noi stessi, a metterci la faccia, ad agire piú che a parlare, accettando di sbagliare, accettando i consigli e i pareri, le critiche e i commenti, ascoltando e dialogando.
E sai quando? Adesso!
Per questo esiste il sito NOTARESCO NEL CUORE...

Partiamo da noi stessi, dal nostro cuore e dalla nostra mente: accettiamo i nostri "pro" e i nostri "contro".
Insieme possiamo andare oltre ogni immaginazione.
Nessuno ci ha condannati a vivere come stiamo vivendo (se non è come vogliamo) o come abbiamo vissuto fin qui, e nessuno (se mai ci fosse) può farlo per sempre. Abbiamo la possibilitá di cambiare! Dipende da noi.
A volte intuiamo che possiamo farlo, che abbiamo le capacitá per farlo, ma per tanti motivi la lasciamo sfuggire. Si tratta della nostra vita... della nostra gente... della nostra terra... dei nostri valori... della nostra storia.
Come vogliamo viverla?
Solo insieme si puó! Solo compiendo azioni concrete si può! Solo iniziando da questo preciso momento e senza rimandare ad un tempo che non arriva mai, si può! Costruiamo insieme, da oggi, il nostro futuro o... non avremo un futuro. "Il maggior pericolo nella vita consiste nel prendere troppe precauzioni" (Alfred Adler)

Grazie di Cuore!

Luca Mettimano

martedì 5 gennaio 2010

Lo scherzo del pastore!

Qualche giorno fa leggevo un vecchio libro ritrovato per caso, di antiche favole, e mi sono tornate in mente molte vicende vissute, tanti ricordi lontani: persone importanti, luoghi cari, odori emozionanti, parole di affetto, insegnamenti sinceri, ecc...

Questo blog é un luogo aperto, lo ritengo simile ad una piazza (in un certo senso), dove scambiarsi idee, storie, consigli. Ho azzardato allora un collegamento, immaginario, con una piazza dell'antica Grecia!

E... pensando pensando, immaginando immaginando, sono arrivato a condividere con te questo brano molto noto e che serve per ricordare che chi dice sempre bugie, non viene piú creduto quando dice la veritá (perché capita a tutti dirla ogni tanto!)... Invito chiunque legge questo post a riflettere su questa semplice storiella.

Un pastorello conduceva ogni giorno le sue pecorelle a pascolare.
Si annoiava molto e così decise di fare uno scherzo a tutta la gente del villaggio.
- Aiuto… al lupo al lupo.

Cominciò allora a gridare con quanto fiato aveva in gola.
Tutti i contadini accorsero armati di forconi e randelli, ma quando arrivarono nel grande prato non videro neanche l'ombra del lupo. Il pastorello rideva a crepapelle:
- Era solo uno scherzo e voi ci siete cascati!!!

Qualche giorno dopo ripeté lo stesso e i contadini allarmati giunsero di corsa la prato . Presto si accorsero che il pastorello si era giocato un'altra volta di loro.
Un giorno arrivò d'improvviso un intero branco di lupi; il pastorello cominciò a gridare disperatamente:
- Al lupo al lupo.

Ma i contadini , credendo a un altro scherzo, non si mossero più. Indisturbati, i lupi, fecero strage di pecore e agnelli. (Esopo)

Esopo su Wikipedia

Grazie di cuore!

Luca Mettimano

lunedì 30 novembre 2009

SUL FAGIUOLO...

Il fagiuolo rimane, nell´immaginazione di molti, un cibo di serie "b"!

Infatti qualcuno potrebbe etichettare qualcun altro... dicendogli: "sei un dottore dei fagiuoli" oppure: "sei un commercialista dei fagiuoli" o ancora: "sei un insegnante dei fagiuoli", ecc...

Non è simpatico, è da ammettere! Io non lo farei mai.

E non lo farei, per almeno due validissimi motivi: il primo è che risulta antipatico verso la persona alla quale lo si indirizza, offendendola; il secondo è che nessuno ha il diritto di sminuire il fagiuolo!

All´inizio di questa riflessione dicevo che nell´immaginazione di molti, il fagiuolo, rimane come un cibo di serie "b"... ma per fortuna non tutti la pensano allo stesso modo.

Per coloro i quali dimostrano delicatezza d´animo, questo legume, rappresenta il cibo col quale i nostri nonni e i nostri genitori hanno ricostruito la nostra nazione dopo la guerra! Il cibo col quale i partigiani hanno resistito per molto tempo.

Un cibo sano, genuino, proteico, che ha fatto la fortuna di molte generazioni di contadini che lo coltivavano e lo mangiavano. Possiamo dire che siamo i figli della generazione dei fagiuoli e non è elegante nè attribuirgli un significato mortificante e nè rinnegarli come cibo sulle nostre tavole. Nei migliori ristoranti del mondo, infatti, sono così apprezzati che sono ricercatissimi e... costosissimi! Mio nonno mi insegnava che era considerato la "carne dei poveri"! E di ricchi, a quei giorni, non ce n´erano molti!!!

Possiamo rinnegare con i fagiuoli i nostri nonni e i nostri genitori? Sarebbe dimenticare i loro sacrifici! Possiamo dimenticare la nostra recente storia? Sarebbe insensibile! Possiamo dimenticare la nostra terra e i sacrifici dei nostri contadini? Sarebbe da sciocchi!

Conosci Richard Walker?

No, vero? Non ti dice nulla questo nome...

E la favola "Il fagiolo magico"?

Sì, certo! Quella la conoscono tutti.

E sai la cosa strana qual è?

Che conosci la favola che parla dei fagiuoli e non conosci... l´autore!

Non lascia pensare tutto questo?

Grazie di cuore!

Luca Mettimano

Per chi volesse vedere la favola di Richard Walker, ecco la versione in cartone animato di Walt Disney
parte prima





parte seconda




parte terza




Per chi, ancora, non la conoscesse o per chi volesse rileggerla, eccola qua:
C’era una volta un bambino di nome Giacomino che viveva con la mamma in una fattoria. Erano molto poveri e possedevano solo una mucca che, purtroppo, un giorno smise di fare latte; così, la mamma disse a Giacomino di venderla al mercato.
Giacomino partì per andare a vendere il povero animale, ma, strada facendo, incontrò un omino che gli disse: “Che bella mucca! Dalla a me ed in cambio prendi questi cinque fagioli fortunati!”. Giacomino non fece in tempo a rispondere che si ritrovò in mano i fagioli e la mucca non c’era più!
Subito si rese conto dell’errore commesso e quando tornò a casa la mamma domandò quanto avesse guadagnato dalla vendita; Giacomino rispose: “Cinque fagioli magici!”. La mamma si arrabbiò molto e mandò Giacomino a letto senza cena!
Il giorno dopo, quando il ragazzo si svegliò, vide dalla finestra una luce verde, si affacciò e notò una pianta di fagioli alta, alta... Incuriosito decise di arrampicarsi. Giunto in cima fu dinnanzi ad un castello, bussò alla porta ed un’enorme donna gli aprì dicendo: “Scappa via di qui!
Mio marito è un orco e se ti vede ti mangia!” e Giacomino, affamato dal giorno precedente, rispose: “la prego signora, ho tanta fame!”. Così Giacomino riuscì ad entrare in casa e mangiò qualcosina, ma, purtroppo, improvvisamente si sentirono dei passi molto pesanti: stava arrivando l’orco! Giacomino si nascose dentro al forno.
Arrivò il gigante e disse: “Ucci, ucci, sento odor di cristianucci!” la moglie fece finta di nulla; dopo cena l’orco si mise a contare un sacchetto pieno di soldi, poi si addormentò. Giacomino decise quindi di approfittare del momento per uscire dal forno e scappare, ma prima decise di rubare il sacchetto di soldi.
Tornato a casa il ragazzo raccontò alla mamma tutta la storia ed i due festeggiarono perché non sarebbero mai più stati poveri. Purtroppo, però, poco tempo dopo i soldi erano già finiti e Giacomino decise di arrampicarsi nuovamente sulla pianta del fagiolo; ritornò al castello e riuscì a rubare una gallina magica all’orco: l’animale faceva uova d’oro!
Con il passare del tempo, Giacomino decise di ritornare dal Gigante: il ragazzo si nascose e aspettò l’arrivo dell’orco. Quando fu il momento riuscì a prendergli un’arpa magica, ma per sua sfortuna questa iniziò ad urlare: “Padrone, padrone!” l’orco si svegliò ed iniziò a rincorrere Giacomino, il quale scese velocemente dalla grossa pianta di fagioli, prese un ascia e iniziò a rompere con forza il tronco dell’albero.
La magica pianta di fagioli non crebbe mai più, ma Giacomino e sua mamma non avevano più bisogno di nulla: avevano un’arpa che suonava meravigliosamente ed una gallina che continuava a fare uova d’oro.

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"From the pain come the dream - From the dream come the vision - From the vision come the people - From the people come the power - From this power come the change" Peter Gabriel - Fourteen Black Paintings


"I grandi spiriti hanno sempre trovato la violenta opposizione dei mediocri, i quali non sanno capire l'uomo che non accetta i pregiudizi ereditati, ma con onestà e coraggio usa la propria intelligenza" Albert Einstein. (riguardo le accuse a Bertrand Russell; citato in Piergiorgio Odifreddi, Il matematico impenitente, 2008)

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